I successori di Joseph Pilates hanno codificato 6 principi presenti nei suoi scritti, sui quali la tecnica Pilates si basa:
’’La respirazione pigra converte i polmoni, letteralmente e figurativamente parlando, in un cimitero per la deposizione di germi malati, morenti e morti.’’
— J.H. Pilates
L’igiene di vita naturopatico e l’influenza dello yoga hanno fortemente influenzato il pensiero di Joseph Pilates. A partire dagli effetti disintossicanti, fino all’attivazione del diaframma e degli addominali, la respirazione e soprattutto l’espirazione sono alla base dell’insegnamento di questa tecnica. Senza respirazione un movimento non può esistere.
’’Idealmente, i nostri muscoli dovrebbero obbedire alla nostra volontà. Ragionevolmente, la nostra volontà non dovrebbe essere dominata dalle azioni riflesse dei nostri muscoli.’’
— J.H. Pilates
Questo punto è talmente importante da dare nome alla tecnica stessa, Contrology: la scienza del controllo.
Su questo punto Pilates raggiunge Thomas Hanna sul suo concetto di amnesia sensitivo-motrice: Pilates è convinto che i nostri muscoli dovrebbero sottostare alla nostra volontà e non ai riflessi muscolari. Soltanto attraverso la presa di coscienza e il controllo il corpo potrà essere realmente libero dalle tensioni causate dalla vita moderna.
’’Concentratevi sul movimento ogni volta che lo eseguite, altrimenti ne perderete ogni beneficio.’’
— J.H. Pilates
La concentrazione è dunque necessaria all’esecuzione. La capacità di concentrazione può rappresentare un ostacolo quando si inizia a praticare il Pilates, ed è necessaria per progredire in sicurezza. Concentrarsi sull’esercizio, sulla propria sensazione ma ugualmente sull’istante presente, su se stessi, costituisce una sorta di meditazione che dura per tutta la sessione.
Durante gli anni di pratica della boxe, Joe Pilates ha potuto sperimentare su se stesso che la potenza del movimento non veniva dal braccio, ma da tutto il corpo e in particolare dalla zona che definisce «centro» un vero e proprio punto di convergenza delle forze. Gia presente sotto la definizione di «centrale» nel metodo fondato dal medico Beth Mensedieck, agli inizi del 1900, per indicare la zona tra il sacro, le ossa pelviche e le vertebre lombari, il principio di centro prende in Pilates il nome di powerhouse. Chiamato anche core, la zona compresa tra il perineo e la cassa toracica (Winsor, 1999) è considerata come origine di tutti i movimenti del corpo. Dal punto di vista muscolare, possiamo includere nel powerhouse i muscoli addominali, lombari, flessori ed estensori dell’anca e il pavimento pelvico: il centro a dunque un ruolo fondamentale sulla postura pelvica, sull’allungamento spinale e la conicità addominale.
Questo punto fa riferimento alla precisione con la quale Joseph Pilates ha concepito e sviluppato ogni singolo esercizio della sua tecnica. L’efficacia di un esercizio non è data da quante ripetizione eseguiamo ma di come lo eseguiamo. Nel suo libro, Joseph ci spiega chiaramente che praticare un esercizio in troppe ripetizioni ha come solo risultato di stancare e infiammare il muscolo producendo tossine, di cui non abbiamo assolutamente bisogno!
Focalizzarsi sulla fluidità e la sincronizzazione del movimento con la respirazione è una caratteristica che viene dallo yoga, e serve a creare un ritmo armonioso, trasformando la sessione in una meditazione in movimento: siamo ben lontani dal concetto di allenamento venduto come brucia calorie su siti online e in centri fitness. Muoversi in modo «denso» senza mai fermarsi tra un esercizio e l’altro, utilizzando transizioni armoniose e piacevoli, ci da la possibilità di controllare i movimenti ed essere all’ascolto delle nostre sensazioni per un viaggio che dura un’ intera sessione.
’’Ho inventato tutte queste macchine… che resistono ai tuoi movimenti nel modo giusto, quindi quei muscoli interni devono davvero lavorare per resistere a questa forza di trazione. In questo modo puoi concentrarti sul movimento. Devi sempre farlo lentamente e in modo fluido. Allora tutto il tuo corpo lavorerà nel modo giusto.’’
— J.H. Pilates
Il vero merito di Joseph Pilates è l’invenzione delle macchine per aiutare i suoi clienti a lavorare semplificando l’esecuzione degli esercizi che possono essere troppo intensi o pericolosi sul tappeto. Mi capita a volte di lavorare con alcuni clienti che vantano una pratica decennale della tecnica, ma sono incapaci di ricordare il nome delle macchine su cui hanno lavorato, completamente incoscienti della loro origine. Per praticare in sicurezza la tecnica è necessario conoscere il nostro corpo, che utilizziamo come vero e proprio strumento di lavoro: conoscere l’origine, la storia degli strumenti di allenamento da senso agli esercizi che si eseguono. Un vero professore lo trasmetterà all’allievo insieme alle norme di sicurezza e ai settings necessari per costruire un allenamento personalizzato, adatto a ogni situazione e morfologia.
Il concetto di Trapeze Table, chiamata più comunemente Cadillac, risale alla prima Guerra Mondiale, in un contesto di rieducazione funzionale.
Come nasce? Per poter lavorare sui pazienti, Joseph Pilates applica delle molle ai letti d’ospedale trasformandoli in strumenti da allenamento. Successivamente, rielabora questo concetto trasformando il letto in una tavola imbottita, circondata da un baldacchino metallico. Sulle sbarre laterali, degli occhielli servono da attacco per le molle a cui sono applicate le cinghie, le maniglie o una barra in legno (roll down barre). Dal lato opposto alla Roll down, si trova un trapezio di metallo inclinabile (push through barre). Questo sistema di ganci e molle permette infinite possibilità di settings per trovare la resistenza adatta al corpo e al livello del cliente.
La macchina più polivalente e famosa inventata da Joe è la Universal Reformer, basata su una struttura in legno sulla quale scorre un carrello collegato a molle, in origine quattro e tutte della stessa intensità, oggi di colori e intensità differenti nei modelli più moderni. Alle estremità, per muovere il carrello, una sbarra per i piedi, regolabile a diverse altezze, e delle cinghie regolabili in cuoio, oggi di corda. Il numero delle molle fissate al carrello determina la resistenza o il sostegno necessari a eseguire l’esercizio.
Quando il carrello necessita si essere fermo, tutte le molle vengono attaccate. Se nessuna molla è collegata, il lavoro di controllo del carrello è interamente domandato al cliente, che può lavorare seduto, sdraiato, in ginocchio o addirittura in piedi . Altri accessori possono essere fissati come la come la Jumpboard, per la pratica dei salti. L’allenamento classico su Reformer è costituito da un repertorio di più di 50 esercizi che lavorano globalmente il corpo in forza ed elasticità.
Le scuole contemporanee hanno sviluppato un repertorio più vasto e ricco di esercizi per tutti, a adatto a qualsiasi età, alle morfologie ed alle patologie più comuni. Negli studi oggi, possiamo trovare, (come nel nostro centro a Milano – The Cross) versioni di Reformer più moderne, elaborate dai fabbricanti in metallo e plastica, evitando materiali non etici e potenzialmente allergizzanti, come il cuoio, che permettono ancora più possibilità di adattamento.
Infaticabile Inventore, per i suoi clienti newyorkesi che necessitavano un metodo di allenamento casalingo, Joseph Pilates ha creato la Wunda Chair, una poltrona convertibile in macchina d’allenamento, che i clienti potevano inserire in casa come mobile d’arredamento.
Composta da un piatto e da un pedale connesso a due molle regolabili su diversi livelli d’intensità, questo attrezzo è indicato particolarmente per i corridori, gli sciatori, i ciclisti che desiderano guadagnare forza, ottimizzare gli allineamenti degli arti inferiori e migliorare le performances sportive attraverso uno schema di movimento più efficace.
Joseph Pilates amava la birra! E la riceveva in fusti con i quali un giorno decise di creare il
Ladder Barrel, uno strumento per lavorare la colonna vertebrale in flessione, estensione, flessione laterale, particolarmente indicato per le persone che presentano problemi di allineamento e scogliosi.
Il Barrel è composto da una superficie convessa, arrotondata e imbottita, accompagnata da una spalliera bassa. La distanza tra queste due strutture è regolabile secondo l’altezza e le necessità del cliente. Per lavorare sul tappeto, è stata sviluppata la versione « Mini » che viene chiamata Spine Corrector.
La vasta gamma di esercizi e modifiche possibili, conferisce al metodo la più grande adattabilità in termini di morfologia, età e patologie esistenti, a condizione di rispettare il proprio livello di pratica ed essere coscienti del proprio stato di salute. Un parere medico e un certificato di non controindicazione alla pratica del Pilates, saranno indispensabili per avvicinarsi a questa pratica.
I corsi collettivi di Pilates Matwork su tappeto, presenti ormai nelle sale, studi di fitness, danza etc… possono essere economicamente più attrattivi per coloro che desiderano ridurre i costi, ma non saranno una soluzione adattabile a tutti.
Anche a livello base, il Matwork impone al corpo stress posturali e sforzi sfavorevoli a certe problematiche notoriamente alla colonna vertebrale: la sofferenza di ritrovarsi in certe posizioni, troppo estreme o fastidiose, non porterà alcun beneficio, al contrario ridurrà il benessere e nel peggiore dei casi, uscirete dal corso con dolori o conseguenze sgradevoli. Contrariamente a quel che il cliente pensa quando sente la parola «macchina», le invenzioni di Joseph Pilates sono state concepite con l’intenzione di proteggere e facilitare il lavoro del cliente, rendendolo più accessibile.
Diventa possibile per il professore, dopo aver stabilito un bilancio morfologico ed essersi informato sulla storia clinica e gli eventuali problemi patologie presenti, adattare le intensità e il repertorio per procedere in un allenamento progressivo che porterà i migliori risultati, visibili già dopo le prime sedute. Se iniziate la pratica del pilates o avete l’intenzione di riprendere l’attività fisica dopo una lunga pausa, dirigetevi piuttosto verso dei corsi privati, in modo che il vostro insegnante possa correggervi e scegliere un repertorio su misura, personalizzato sulle vostre necessità.
Quando scegliete un professore, informatevi sulla sua formazione: un vero insegnante di Pilates si è formato e certificato su tutte le macchine Pilates e non solamente sul Matwork o su una sola macchina.
Tratto da Dynamiques Naturelles Ilaria Bolzoni